Antonio Roque Citadini


A imprensa brasileira morre de amores pelo futebol europeu. Seus principais campeonatos, caso do espanhol, italiano e inglês, têm ampla cobertura nas páginas de esporte, além de serem transmitidos ao vivo por canais de televisão a cabo. Pena que nossos editores, repórteres e comentaristas deixem de lado um aspecto importantíssimo desse futebol, o econômico. No domingo, 2/11, ao ler a  imprensa italiana, tomei conhecimento do que seria uma ameaça ao sagrado cálcio e que pode se transformar na salvação do futebol europeu. A União Européia quer impugnar a lei Salva Cálcio, aprovada no início do ano e que permite aos clubes, nos seus balanços, amortizar em dez anos débitos que deveriam sê-lo  em no máximo três, e ainda concede benefícios fiscais. A lei, infringe normas contábeis da UE e subsidia clubes. Em “Problemas da Bota”, (publicado neste mesmo espaço) tratei do tema e mostrei que o Lazio, somente neste exercício, economizou 54 milhões de euros; o Roma, 27; o Milan, 20; e assim por diante. Só o Juventus não fez maquiagem de balanço nem usufruiu vantagens fiscais.

Os dirigentes italianos, longe de mostrarem sinais de pânico, pois sem os benefícios da lei os clubes estariam falidos, declararam-se tranqüilos. Segundo tais dirigentes, será inevitável estender as normas da  lei italiana à Europa inteira, porque ingleses, espanhóis e franceses, em situação difícil, querem exatamente os mesmos benefícios existentes na Itália. No Brasil, o governo trata os clubes de futebol como se fizessem parte de um eixo do mal, conforme a definição do presidente Bush. O Estatuto do Torcedor traz um sem número de exigências, muitas de alto custo. Até parece que os clubes ganham mais dinheiro que os bancos. Usar o argumento de que existem dirigentes corruptos é justificativa equivocada para a negativa de empréstimos. Ocorre no futebol o mesmo que em qualquer outra atividade do setor empresarial. Nem por isso o BNDES deixa de conceder empréstimos a empresas sólidas em fase de expansão ou a empresas em dificuldades. É hora, portanto, de fazer um “Prófutebol” antes que o dinheiro de BNDES acabe.

Há 25 anos não se constrói um estádio de futebol nem se faz reformas capazes de adaptar velhos estádios às novas exigências do público. Nada demais que o BNDES financie investimentos de infra-estrutura dos clubes. O Corinthians, em 94 anos de existência, resistiu com bravura às situações mais difíceis, provocadas por crises econômicas, guerras, revoluções e golpes de estado. Como outros clubes de ficha limpa não tem como fazer empréstimo de longo prazo, indispensável aos investimentos em infra-estrutura. Por que o BNDES não emprestar aos clubes que estão em dia com o Fisco, na condição de que o dinheiro seja canalizado para investimento? No caso do Corinthians seria possível reformar a Fazendinha e terminar o Centro de Treinamento.

Outros clubes poderiam parcelar débitos fiscais e participar de um amplo programa de investimentos na infra-estrutura futebolística. Com transparência nas contas e controle institucional o Brasil poderia iniciar uma grande renovação, mudando positivamente nosso futebol. Com novos centros de treinamento poderemos revelar cada vez mais craques. A construção de estádios e a reforma dos já existentes será a solução para dispormos de locais melhores, seguros e confortáveis, e, principalmente,  para o povo voltar a ver o futebol nos campos.

NOTAS DA IMPRENSA ITALIANA:

SALVACALCIO
COSI´ LE GRANDI

Ecco la posizione delle sei grandi di fronte alla legge spalmadebite. Solo la Juve non vi ha ricorso
Club Svalutazione giacatori (milioni)
INTER 319
MILAN 242
ROMA 234
LAZIO 213
PARMA (*) 180
JUVE 0
RCS *Stima
(La Gazzeta Sportiva, 2/11/2003)

 

 


ECONOMIA

Lo ha ribadito il Commissario europeo dell'antitrust Monti

L'UE BOCCIA IL DECRETO SALVA-CALCIO

 

La legge che consente di spalmare in dieci anni la svalutazione dei contratti dei calciatori viola le norme della concorrenza

BRUXELLES - Il cosiddetto decreto «salva-calcio», che consente ai società di calcio di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, viola la direttiva europea in materia di norme contabili. Lo ha ribadito il commissario europeo per la Concorrenza, Mario Monti, al termine dell'esame preliminare compiuto dall'antitrust di Bruxelles sul provvedimento che consente ai club italiani di ammortizzare in dieci rate annuali la «svalutazione» (determinata da un'apposita perizia giurata) dei contratti dei calciatori.

 

 

AIUTO DI STATO - I risultati dell'esame preliminare hanno spinto il commissario Ue a proporre l'apertura di un'indagine formale sul provvedimento italiano. La decisione sarà presa nella riunione dell'esecutivo Ue dell'11 novembre e sarà formalizzata in una lettera in cui si chiede alle autorità italiane di fornire tutte le informazioni utili a valutare il decreto. L'Italia avrà un mese di tempo per rispondere a Bruxelles. Nel corso dell'analisi preliminare, gli esperti giuridici di Monti hanno in primo luogo verificato se le misure previste dal decreto «salva-calcio» costituiscano o meno un aiuto di Stato, giungendo alla conclusione che si tratta effettivamente di un sussidio pubblico. Secondo la Commissione, grazie al provvedimento i club italiani beneficiano di un «doppio vantaggio economico». Possono «ammettere la svalutazione dei contratti» senza che vi sia traccia delle «perdite» nel bilancio aziendale. In questo modo i club evitano ripercussioni sul valore del capitale azionario e l'eventualità di essere costretti a immettere capitale fresco. Il secondo vantaggio, hanno riferito fonti europee, è di carattere «fiscale». Senza il decreto, le minusvalenze - solitamente deducibili dalle tasse - non potrebbero comportare sgravi al di là della durata dei contratti. Grazie al provvedimento, invece, «è possibile prolungare il periodo nel corso del quale le perdite possono essere dedotte fiscalmente», circostanza che in alcuni casi costituisce un indubbio vantaggio economico.

EFFETTO DISTORSIVO A LIVELLO EUROPEO - Infine, secondo Bruxelles, le misure rischiano di aver un «effetto distorsivo» a livello comunitario in quanto molti dei club italiani, partecipando alla Champions League, operano sul mercato internazionale con la vendita di diritti televisivi, con la pubblicità e le sponsorizzazioni. Stabilito che il decreto costituisce un aiuto di Stato, la Commissione ha esaminato se vi siano i presupposti per applicare le deroghe previste dalle norme Ue che vietano sussidi pubblici alle imprese europee. Ma nel caso del decreto italiano nessuna delle condizioni è applicabile. Per tali ragioni la conclusione di Bruxelles è che, a un primo esame, le misure previste nel decreto «salva-calcio» appaiono «incompatibili» con la normativa Ue in materia di aiuti di Stato.

(CORRIERE DELLA SERA, www.corriere.it, 2/11/2003)

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Ue contro decreto salva-calcio, Pescante: tratteremo

 

MILANO (Reuters) - Per il sottosegretario ai Beni Culturali con delega per lo Sport, Mario Pescante, se l'Ue dovesse annullare il cosiddetto decreto salva-calcio provocherebbe un colpo fatale per il calcio italiano, e ora quindi partirà una trattativa per correggere il provvedimento.
Lo ha detto Pescante in alcune interviste sui principali quotidiani italiani in edicola oggi, dopo che ieri è stata resa nota la bocciatura preliminare dell'Antitrust Ue per il decreto del governo che prevede sgravi per i club.
"E' una fase istruttoria, diciamo una specie di rinvio a giudizio - sono le dichiarazioni di Pescante ai giornali - può portare ad una censura, una multa, un'ammonizione o anche all'annullamento del provvedimento... in questo caso sarebbe un colpo mortale per il nostro calcio".
Il sottosegretario prevede però la possibilità che si arrivi ad una correzione del decreto. "... Ora inizierà una trattativa, magari da dieci anni si potrà ridurre il provvedimento a cinque. Vedremo", ha detto ai quotidiani.

 

UE: TRATTATIVA ANCORA APERTA CON ROMA

 

Secondo le conclusioni dell'indagine preliminare condotta dal commissario europeo alla Concorrenza Mario Monti, il decreto che consente ai club italiani di spalmare le minusvalenze -- cioè la svalutazione del parco giocatori -- su dieci anni anziché limitarla agli anni effettivi del contratto, violerebbe la direttiva europea in materia di contabilità e sarebbe incompatibile con le norme comunitarie in materie di aiuti di Stato.

Lo scorso 7 settembre a Cernobbio, Monti aveva annunciato che la Commissione Ue avrebbe aperto una procedura d'indagine sul decreto. "Ci sono elementi che lasciano ritenere che possa trattarsi di aiuti di stato e quindi provvederemo presto all'apertura di una procedura", aveva annunciato.
Una fonte dell'Ue ha detto a Reuters che la Commissione potrebbe discutere della questione nell'incontro settimanale fissato al 12 novembre.

Un portavoce della Commissione ha confermato che l'esecutivo Ue sta valutando di aprire un'indagine ma ha aggiunto che la decisione non è stata ancora scritta nero su bianco e che le trattative con Roma continuano.

"Si sta discutendo dell'apertura di un'indagine, ma non è ancora sicuro al 100% perché stiamo ancora verificando due o tre cose", ha detto a Reuters il portavoce Tielman Lueder.

In serie A solo
Juventus, Sampdoria e Bologna non hanno utilizzato il decreto per ridurre i propri debiti. Senza quel provvedimento, i bilanci di tutti gli altri club diventerebbero a rischio.

 


(Yahoo!, it.news.yahoo.com, 1/11/2003)

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Ue, no al decreto "spalmadebiti"

 


Il commissario Monti ha concluso l'indagine preliminare sui provvedimenti per aiutare i club di A e B. L'11 novembre via all'inchiesta ufficiale?

 

ROMA, 1 novembre 2003 - Il decreto "spalma debiti" contiene aiuti di Stato e violazioni della direttiva europea sulle norme contabili. Queste le principali accuse che emergono dall'indagine preliminare del commissario Ue alla Concorrenza, l'italiano Mario Monti, sul provvedimento che consente alle società di calcio di serie A e B di ammortizzare in dieci rate annuali la "svalutazione" dei calciatori.

Una volta ottenuto il via libera dei venti commissari, l'esecutivo guidato da Romano Prodi, probabilmente nella riunione dell'11 novembre, dovrebbe formalizzare l'apertura dell'indagine sul decreto del governo italiano, inviando una lettera alle nostre autorità in cui si chiedono ulteriori informazioni e commenti. L'Italia avrà un mese di tempo per rispondere. Solo allora partirà l'inchiesta vera e propria che, va detto, sospende gli effetti del decreto. Ma già fin d'ora gli esperti giuridici di Bruxelles sembrano orientati a "bocciare" il provvedimento.

Molti i grandi club che hanno tratto beneficio dal decreto "salva-calcio": l'Inter ha svalutato i suoi giocatori per 319 milioni di euro, il Milan per 242, la Roma per 234, la Lazio per 213. Solo Juventus e Sampdoria non hanno usufruito del provvedimento. Nel caso in cui, al termine dell'indagine, Bruxelles dovesse confermare le sue conclusioni preliminari, le società di calcio potrebbero essere costrette a restituire l'aiuto di cui hanno usufruito.

"Si chiama spalma ammortamenti, nessuno ha cancellato i debiti". Così, dagli spalti di San Siro, il presidente della Lega calcio, Adriano Galliani commenta le notizie, provenienti da Bruxelles, sulla bocciatura del cosiddetto decreto salva calcio. "Monti parlava di aiuti dello Stato e io dico che non ce ne sono, adesso invece parla di contabilità. Vedremo...". Nemmeno il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole commentare: "Stasera parliamo di cose belle", si è limitato a dire.

 


(La Gazzetta dello Sport,
www.gazzetta.it, 1/11/2003)

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ECONOMIA

Secondo il commissario europeo alla Concorrenza è aiuto di Stato


 

Monti: procedura contro decreto spalma-debiti

 

Il governo aveva permesso alle società di calcio di diluire i debiti in più anni sui bilanci

CERNOBBIO (Co) - La Commissione europea aprirà una procedura nei confronti del decreto salvacalcio del febbraio scorso, il provvedimento che spalmava i debiti delle società su più anni. «Tutto lo lascia pensare», ha detto il Commissario europeo per la concorrenza, Mario Monti, che ha ripetuto in una conferenza stampa a Cernobbio
quello che aveva già dichiarato sette mesi fa. «Abbiamo chiesto spiegazioni a suo tempo alle autorità italiane, che non ci avevano notificato l'intenzione di introdurre il provvedimento come deve essere fatto», ha spiegato Monti, e solo il 26 giugno «dopo varie sollecitazioni questi elementi ci sono stati dati».

 

 

 

DUBBI SULLA CORRETTEZZA - «Sembrano esserci a nostro avviso motivi di dubbio - ha continuato Monti - e la necessità quindi di aprire un esame formale. Ci sono elementi che fanno ritenere che possa trattarsi di aiuto di Stato, e quindi provvederemo presto all'apertura della procedura». «Il provvedimento - ha aggiunto Monti sottolineando che questo aspetto non è di sua competenza - sembra anche costituire una violazione della quarta direttiva in materia di contabilità delle società. Quindi ci sarà un esame anche sotto questo profilo».

 

Ma uno stop in sede Ue del decreto non potrebbe significare il fallimento delle società? «Non credo», ha risposto il commissario Monti. «Credo che si tratti invece di introdurre elementi per una sana competizione a parità di condizioni. E si tratta di porre queste attività che sono economiche oltre che sportive, su una base corretta».


(CORRIERE DELLA SERA,
www.corriere.it, 7/9/2003)


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SPORT - Matarrese: «Pronti ad andarcene tutti a casa»

 

La Lega calcio vuole una B a 20 squadre

 

Il presidenti della serie cadetta contrari alla soluzione politica (B a 24 squadre) trovata dopo il varo del decreto salvacalcio

 

ROMA - E' ancora discussione sulla composizione dei prossimi campionati di calcio. Dopo il decreto legge varato dal consiglio dei ministri per far uscire il calcio dalle difficoltà create dal caso Catania e dallo scandalo delle fideiussioni false, la Federcalcio ha ora la possibilità di modificare per l'anno in corso la composizione di campionati professionistici.

 

La tesi più accreditata al momento prevederebbe una serie B a 24 squadre con il recupero oltre che del Catania anche delle altre retrocesse vale a dire Genoa e Salernitana, mentre al posto del Cosenza, che non è stato iscritto finora ad alcun campionato per problemi di tipo penale e finanziario, andrebbe la Fiorentina, ora in C1 che verrebbe in qualche modo risarcita della retrocessione in C2 dello scorso anno. Ma questa soluzione non piace alla Lega di serie B che insiste per un campionato cadetto a 20 squadre, con eventualmente una serie A a 19 squadre con il ripescaggio dell'Atalanta nella massima divisione.

 

CLIMA INFUOCATO - «B a 24 squadre? Se lo decide la politica noi ce ne andiamo tutti a casa». Non è disteso il clima nella sede della Federcalcio dove sta per cominciare uno dei consigli federali più accesi della tormentata estate calcistica. Lo dimostrano le parole pronunciate dal vicepresidente della Lega, Antonio Matarrese, che si è mostrato così contrario alla possibilità di un allargamento del torneo cadetto a 24 squadre, ipotesi che invece sembra la più accreditata dopo il varo del decreto da parte del Consiglio dei ministri. «C' è una decisione dell'assemblea di Lega di mantenere la serie B a 20 squadre - ha proseguito Matarrese - e infatti c'è qualcuno che minaccia di non andare in campo per la Coppa Italia». Matarrese ha anche parlato di una sua proposta che prevede l' inserimento dell' Atalanta nella massima serie: «Io avevo proposto di inserire l'Atalanta in serie A - continua il vicepresidente di Lega - e spiegherò in consiglio i motivi, perchè se il Catania deve stare in serie B anche l'Atalanta ha diritto alla serie A». In consiglio Matarrese si batterà per mantenere la B a 20 squadre, anche se c'è scetticismo tra i dirigenti. Addirittura sarcastico il presidente della Lega dilettanti, Tavecchio, che ha esclamato: «Ma se è tutto deciso...».

 

LA PROTESTA DI ZAMPARINI - La serie B a 24 squadre non va bene al presidente del Palermo Maurizio Zamparini,che in una lettera inviata ai presidenti della Federazione italiana giuoco calcio, Carraro, e della Lega nazionale professionisti, Galliani, ha ufficializzato l'intenzione di ritirarsi nell'ipotesi di un allargamento del campionato di B a 24 squadre. In particolare Zamparini minaccia il ritiro delle garanzie personali presentate a copertura dei contratti e della campagna acquisti dei calciatori del Palermo «nel caso in cui venissero confermate nei fatti le notizie pubblicate su alcuni organi d'informazione relative a una nuova possibile composizione del campionato di Serie B». Zamparini annuncia inoltre di voler intraprendere «tutte le azioni legali atte a tutelare i propri diritti nella qualità di azionista unico dell' Unione sportiva Città di Palermo Spa».

(CORRIERE DELLA SERA, www.corriere.it, 20/8/2003)


SPORT

Le sentenze della Caf non valgono solo se danno ragione al Catania

 

Quando i club calcistici si trasformarono in società con fine di lucro (persino quotabili in Borsa, nel ’96), il sistema di norme su cui viveva lo sport diventò giuridicamente fragile. Perché si acuirono i contrasti col codice civile, le leggi sul lavoro, la magistratura ordinaria (le cui invasioni non sempre erano giustificate). I tribunali sportivi (seppur gestiti da giudici ordinari) videro intaccare la loro autonomia, la clausola compromissoria non fu più un freno sufficiente. Così i controlli amministrativi sui bilanci dei club divennero più permissivi, i parametri sulla valutazione debitoria meno severi per non limitare il diritto d’impresa ed altre norme civilistiche. Di qui l’enorme crescita dell’indebitamento. Nel campo del lavoro la rivoluzione fu traumatica.

 

La sentenza Bosman (15 dicembre ’95) cancellò le frontiere, aumentò a dismisura il potere dei calciatori, sottrasse risorse ai club. D’altra parte si sarebbe dovuta correggere, da tempo, anche la legge italiana sullo status dell’atleta professionista, considerato un lavoratore dipendente. Condizione evidentemente anacronistica: guadagni, mobilità, tipologia di contratti, utilizzo di procuratori lo avvicinano agli operatori dello spettacolo. Bastarono un paio di sentenze della magistratura ordinaria per spalancare le porte dello sport agli extracomunitari in spregio ai limiti posti dalle federazioni.

C’è voluta la legge Bossi-Fini per porvi rimedio, contingentandoli.
In realtà, quel provvedimento sul fine di lucro (peraltro evitabile) andava accompagnato da interventi legislativi che garantissero allo sport e alla sua essenziale autonomia una qualche difesa. Per questo avevo sostenuto - non molto tempo fa - la necessità d’istituire un tribunale cui fare ricorso nelle controversie sportive, rafforzando la clausola compromissoria, sottraendolo ai Tar, offrendo minori possibilità d’intervento alla magistratura ordinaria. Il ministro Urbani e Pescante (espressosi per primo in proposito) stanno preparando questo fondamentale decreto. Il Coni vorrebbe che il tribunale finisse sotto il suo controllo. In realtà il fallimento della Camera di conciliazione e arbitrato lo sconsiglia. Colpa anche del ritardo con cui è stata attivata e della pavidità con cui è stata gestita. Ma se basta la discutibile ordinanza di un Tar per renderla inoperante, è giuridicamente inefficace.

 

In attesa va risolto il caso Catania,reso drammatico per l’ordine pubblico da chi ha fomentato la rabbia dei suoi tifosi e dai molti che han fatto lo stesso a Salerno, Cosenza e Genova. Forze politiche, magistrati locali, dirigenti sportivi hanno cavalcato scompostamente un cavillo giuridico per acquisire consenso, regolare conti, indebolire un nemico. Carraro ha sbagliato molto, ma stupisce l’attacco concentrico sulla sua persona. Perché l’intero Consiglio federale ne ha condiviso le scelte in sede di votazione; perché il pasticcio nasce dall’ambiguità del regolamento fatto nel 2001 da Petrucci come commissario della Figc; perché ne sono consapevoli i magistrati ordinari di Caf e Corte federale. Per inciso (importante), la Corte venne chiamata in causa da 8 club (tra cui il Bari di Matarrese), non da Carraro.

 

È evidente che un paio di forze politiche della maggioranza vorrebbero farlo fuori: in fondo a Delogu di An era stata promessa quella presidenza e Matarrese dell’Udc la contese invano a Carraro. Petrucci è sulle stesse posizioni, tanto da anteporre la guerra al suo ex capo, alla difesa dell’autonomia sportiva. Certo chiedere la testa di un presidente liberamente eletto nell’anno in cui i nostri club stravincono in Europa, la nazionale in forte ripresa affronterà gli Europei, l’indebitamento è diminuito anche in virtù del decreto spalmadebiti da lui ottenuto, è bizzarro. Il prossimo anno ci sono le elezioni, l’unico modo democratico per sostituire i dirigenti nello sport.

 

E veniamo al caso Catania. Gaucci (anche se doveva ricorre alla Camera del Coni) e Zingales avevano ragione in merito alla sentenza della Caf sulla gara col Siena. Aberrante ma incancellabile. La Federcalcio sbagliava gravemente a prendere per buona la sentenza della Corte federale, rendendo così impraticabile lo spareggio fra Napoli e Venezia. Ma Gaucci ed il Tar hanno torto marcio quando non riconoscono validità alla sentenza del Caf (stessi giudici) su Catania-Venezia. Ancor più aberrante ma incancellabile. Con la conseguente retrocessione del club siciliano. Il Tar (a parte i dubbi sui suoi poteri giurisdizionali demandati al Consiglio di Stato) nel primo caso era giustamente intervenuto su un problema di legittimità: la Figc non poteva violare le proprie norme. Nel secondo, è andato oltre i suoi poteri, entrando nel merito, sconfessando se stesso sul vigoroso rispetto delle sentenze espresse dalla Caf, sostenendo addirittura che i giudici avrebbero dovuto tener conto del parere (dal Tar considerato illegittimo) della Corte federale. Un normale caso di mala-giustizia.
Giorgio Tosatti

 

28 luglio 2003


(Corriere della Sera, www.corriere.it, 28/7/2003)